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[8-10-2010]
Nuovi bersagli farmacologici per la Duchenne
L'infiammazione è solo un cattivo segnale? No, se non è cronica. Questo emerge dall'ultimo studio condotto da Pier Lorenzo Puri, che ha identificato proprio nel processo infiammatorio dei segnali che, correttamente attivati, possono stimolare la rigenerazione muscolare nella Duchenne. Pubblicata sulla rivista specializzata Cell Stem Cell, la ricerca – cofinanziata da Parent Project - ha osservato da vicino il meccanismo 'a cascata' coinvolto nell'infiammazione muscolare, individuando dei segnali di infiammazione 'buoni' e dei segnali 'cattivi'.
In condizioni normali, il tessuto muscolare è soggetto ad usura per il continuo alternarsi di contrazione e rilassamento e viene riparato dalle cellule staminali muscolari che migrano nella zona danneggiata e lì proliferano andando a sanare il danno. Quando la lesione è ingente, subentra anche un'infiammazione, cioè sono attivati dei segnali molecolari che inducono l'organismo a reagire. In un'infiammazione temporanea i segnali sono 'buoni' e stimolano la proliferazione delle cellule staminali, in modo da riparare lo strappo creatosi nel muscolo.
Invece, se l'infiammazione è cronica come nel muscolo distrofico, si attivano dei segnali che inibiscono la proliferazione delle cellule staminali e stimolano invece un processo di fibrosi del muscolo, che lo rende sempre più rigido. Il team del Dulbecco Telethon Institute ha decifrato due di questi segnali: il fattore TNF, una citochina infiammatoria, e la chinasi p38, un enzima che controlla l'attività di TNF. Bloccando direttamente o per via mediata l'azione di TNF in topi distrofici dmx, si è visto che si può aumentare il numero delle cellule staminali muscolari e, di conseguenza, la capacità rigenerativa del muscolo. Questi risultati aprono nuove prospettive per farmaci mirati in grado di spegnere o accendere in modo intermittente questi segnali molecolari.
'Stiamo valutando diversi composti chimici diretti contro gli enzimi chiave della cascata di segnali cellulari identificata da questo lavoro, per aumentare la capacità delle cellule staminali muscolari di rigenerare il tessuto muscolare. Con questo trattamento non si riparano i danni e non si torna indietro con la malattia ma si può regalare tempo al paziente e alla ricerca scientifica, che nel frattempo sta andando avanti in varie direzioni', conferma Puri. La prossima sfida sarà individuare pazienti che presentino le condizioni adatte per sottoporsi alla terapia.
Fonte Parent Project Onlus



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